Devo effettuare dei lavori di giardinaggio presso la mia abitazione come posso regolarizzare il rapporto di lavoro ed effettuare correttamente il pagamento di questo lavoratore?

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Sono proprietario di una casa in Italia, che tasse devo pagare nel 2014?

La legge 27 dicembre 2013, n. 147 ha apportato notevoli cambiamenti in relazione all’imposizione fiscale immobiliare a livello locale.

In particolare, è stata introdotta l’Imposta Unica Comunale (I.U.C.), formata dall’imposta municipale propria (c.d. IMU), dalla tassa sui rifiuti (c.d. Ta.Ri) e dalla tassa sui servizi indivisibili (c.d. TA.S.I.).

La nuova Imposta Unica Comunale si basa su due presupposti impositivi: uno costituito dal possesso di immobili e l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali.

L’IMU è interamente dovuta dal proprietario dell’immobile.

La base imponibile è data dalla rendita catastale rivalutata e moltiplicata con appositi coefficienti a seconda del tipo di immobile.

Il primo acconto dovrà essere eseguito sulla base delle aliquote e delle detrazioni fissate dai Comuni nell’anno precedente mediante modello F24 alle scadenze del 16 giugno e 16 dicembre 2014.

La TASI è il tributo per i servizi indivisibili offerti dai Comuni alla collettività (pubblica illuminazione, manto stradale, ecc.).

Essa è dovuta dal possessore o detentore, anche in leasing, di fabbricati, aree scoperte, aree edificabili.

Il pagamento della TASI sarà suddiviso tra il proprietario e l’inquilino dell’immobile. Gli inquilini, con contratto di affitto o comodato di durata superiore a sei mesi, pagheranno una quota compresa tra il 10 e il 30% del valore e il proprietario pagherà il resto della somma dovuta.

Per i contratti di durata inferiore ai sei mesi la TASI rimarrà interamente a carico del proprietario.

La base imponibile è rappresentata dal valore catastale dell’immobile, come per l’IMU, sul quale si applicherà un’aliquota base dell’1 per mille, fatta salva la facoltà dei Comuni di aumentare le aliquote rispettando comunque il vincolo introdotto dalla legge di stabilità.

I Comuni hanno tempo fino al 31 maggio 2014 per decidere su aliquote, detrazioni ed esenzioni. Se le delibere dei Comuni non dovessero essere pubblicate entra tale scadenza, gli acconti dovuti per il 2014, saranno calcolati con l’aliquota base dell’1 per mille, salvo poi il conguaglio a dicembre.

La TARI, ovvero la tassa sui rifiuti, è destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti in sostituzione della TARES e sarà interamente pagata da chiunque, a qualsiasi titolo, possiede o detiene locali o aree scoperte, indipendentemente dall’uso a cui sono adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. Rimangono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie non operative (giardini condominiali, cortili, ecc.) e le parti comuni dell’edificio non detenute o occupate in via esclusiva (ad esempio, tetti e lastrici solari, scale, aree destinate al parcheggio).

In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria.

In caso di detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la TARI è dovuta soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.

Sul valore catastale andrà poi applicata l’aliquota stabilita dal proprio Comune di residenza, con le eventuali detrazioni previste su base locale.

Sia la TASI che la TARI si pagheranno in due rate il 16 giugno e il 16 dicembre, ma si avrà anche la possibilità di pagare in una unica soluzione entra la metà di giugno con il modello F24 o tramite bollettino postale.

I soggetti passivi dei tributi sono inoltre tenuti a presentare la dichiarazione relativa alla IUC entro il 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo su modello messo a disposizione dal Comune. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempreché non si verifichino modificazione dei dati dichiarati da cui consegue un diverso ammontare del tributo.

Per ogni ulteriore ed eventuale chiarimento info@tedeschinitalia.it

COSA PUO’ FARE UN CONSUMATORE SE HA COMPRATO IN ITALIA UNA BENE DIFETTOSO?

Avete acquistato per motivi personali un oggetto e scoprite che è difettoso? Quali rimedi sono previsti dall’ordinamento italiano a tutela del consumatore in questo caso? Quanto tempo avete per rivolgervi al venditore e far valere i vostri diritti? 

In Italia, la risposta si trova nel decreto legislativo n. 206 del 2005, il c.d. Codice del Consumo, di derivazione europea.

Esso prevede che il venditore sia obbligato a consegnare al compratore beni conformi al contratto di compravendita, e si presume che siano tali quando coesistono 4 circostanze specifiche:

1)  sono idonei all’uso al quale servono abitualmente beni dello stesso tipo;

2)  sono conformi alla descrizione fatta dal venditore e possiedono le qualità del bene che il venditore ha presentato al consumatore come campione o modello;

3)  presentano la qualità e le prestazioni abituali di un bene dello stesso tipo, che il consumatore può ragionevolmente aspettarsi, tenuto conto della natura del bene e, se del caso, delle dichiarazioni pubbliche sulle caratteristiche specifiche dei beni fatte al riguardo dal venditore, dal produttore o dal suo agente o rappresentante, in particolare nella pubblicità o sull’etichettatura;

4)  sono altresì idonei all’uso particolare voluto dal consumatore e che sia stato da questi portato a conoscenza del venditore al momento della conclusione del contratto e che il venditore abbia accettato anche per fatti concludenti.

Nel caso in cui vi sia un difetto di conformità al momento della consegna del bene, e quindi non sussista anche solo una delle predette circostanze, il consumatore può chiedere la riparazione o la sostituzione del bene. La scelta tra un rimedio e l’altro spetta al consumatore, salvo che uno dei due sia oggettivamente impossibile o eccessivamente oneroso rispetto all’altro.

Oltre a questi due primi rimedi, la legge ne prevede altri due: una congrua riduzione del prezzo e la risoluzione del contratto (con conseguente obbligo di restituzione al compratore della somma da lui pagata e di restituzione del bene difettoso al venditore), ma questi rimedi ulteriori possono essere chiesti, sempre scelta del consumatore, solo in particolari situazioni:

a)  la riparazione e la sostituzione sono impossibili o eccessivamente onerose;

b)  il venditore non ha provveduto alla riparazione o alla sostituzione del bene entro un termine congruo;

c)  la sostituzione o la riparazione precedentemente effettuata ha arrecato notevoli inconvenienti al consumatore.

Il venditore è poi responsabile per i difetti di conformità solo entro 2 anni dalla consegna del bene.

Inoltre il difetto deve essere denunciato entro 2 mesi dalla data in cui è stato scoperto, a pena di decadenza. Questa denuncia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del difetto o lo ha nascosto.

Si sottolinea, che il Italia non esiste un diritto ad una sorta di “ripensamento” e quindi in assenza di un difetto di conformità il consumatore non ha diritto a cambiare la merce solo perché, per esempio, ha cambiato idea, a meno che il venditore non scelga di dare questa possibilità al cliente nonostante la legge non lo preveda oppure non si tratti di un contratto concluso a distanza o fuori dai locali commerciali.

Per ulteriori informazioni, scriva a  info@tedeschinitalia.it

Che cosa accade se si guida di stato di ebbrezza?

La guida in stato di ebbrezza è un illecito sanzionato dall’art. 186 del Codice della strada (d. lgs. 285/1992). Le sanzioni variano in base al tasso alcolemico (misurato in grammi per litro).

Se il tasso è inferiore o uguale a 0,5 g/l non vi è alcun illecito. Se, invece, si supera il livello di 0,5 g/l le cose cambiano.

Quando il tasso alcolemico è compreso tra 0,5 g/l e 0,8 g/l, l’autorità amministrativa applicherà una sanzione pecuniaria compresa tra i 500 e i 2000 euro e la sospensione della patente per un periodo che va da 3 a 6 mesi.

Quando si supera il livello di 0,8 g/l e fino a quello di 1,5 g/l, è prevista una sanzione penale che verrà applicata dal Tribunale all’esito di un vero e proprio processo. Per questa ipotesi la legge prevede una pena pecuniaria da 800 a 3200 euro, oltre all’arresto fino a 6 mesi e la sospensione della patente da 6 mesi a 1 anno.

Se il tasso alcolemico è superiore a 1,5 g/l, infine, la fattispecie ha sempre rilevanza penale e il trasgressore è punito con la pena pecuniaria da 1500 a 6000 euro, con l’arresto da 6 mesi a 1 anno e con la sospensione della patente da 1 a 2 anni. In questo specifico caso con la sentenza di condanna viene sempre applicata la confisca obbligatoria del veicolo, salvo che questo appartenga a un soggetto terzo estraneo al reato.

In linea generale va poi ricordato che in tutti i casi di guida in stato di ebbrezza la sanzione è raddoppiata e il veicolo è sottoposto a fermo amministrativo (salvo che non appartenga a terzi) se il conducente provoca un incidente.

Per le due ipotesi in cui il fatto ha rilevanza penale le sanzioni sono aumentate da un terzo alla metà se l’infrazione è commessa dopo le 22 e prima delle 7.

Chi viene fermato dalle forze dell’ordine non è obbligato a sottoporsi ne al test con l’etilometro ne al prelievo coattivo di sangue, ma in caso di rifiuto del test mediante etilometro, il soggetto verrà punito con le sanzioni più gravi previste per l’ipotesi di guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l.

Per ulteriori informazioni, scriva a info@tedeschinitalia.it .

ASSOCIAZIONE ITALIANA TEDESCHI IN ITALIA